Il formato giusto per il tuo logo dipende da dove lo usi. Per il sito scegli SVG o PNG con sfondo trasparente. Per i social va bene un PNG. Per la tipografia, l’insegna o i gadget serve un file vettoriale: PDF, EPS, AI o SVG. Il JPG lo tieni solo per gli usi veloci su fondo pieno. Qui sotto trovi cosa significa ogni sigla, quale file mandare in ogni situazione e come capire in due minuti se il logo che hai nel computer è abbastanza buono.

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Un logo pronto per ogni canale
Hybrid Minds crea loghi e siti web con un approccio ibrido, unendo intelligenza artificiale e revisione di professionisti.
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In breve

  • Il file più importante è il vettoriale (SVG, EPS, AI o PDF vettoriale): resta nitido a qualsiasi dimensione e da lui si ricavano tutti gli altri.
  • Per il web usa SVG quando la piattaforma lo accetta, altrimenti PNG con sfondo trasparente.
  • Per la stampa manda un vettoriale con i testi convertiti in tracciati. Un PNG o un JPG funziona solo se è già grande e definito.
  • Rinominare un JPG in .eps o salvarlo a 300 dpi non lo migliora: i dettagli che mancano non tornano.
  • Chiedi al grafico un kit completo: vettoriale master, PNG trasparente, versione a un colore, versioni per sfondo chiaro e scuro.

Indice

I formati del logo a colpo d’occhio

Le sigle sono tante, ma i formati che ti servono davvero sono sei. Questa tabella li mette a confronto.

Formato Tipo Sfondo trasparente Quando usarlo Quando evitarlo
SVG Vettoriale Sì Sito web, icone, stampa se la tipografia lo accetta Programmi o piattaforme che non lo leggono
PNG Raster (pixel) Sì Social, email, documenti, siti che non accettano SVG Ingrandimenti oltre la dimensione di esportazione
JPG Raster (pixel) No Anteprime veloci, invii via chat, logo su fondo pieno Quando serve trasparenza o una stampa grande
PDF Vettoriale o raster Sì, se vettoriale Invio a tipografie e fornitori di stampa Sul sito al posto dell’immagine
EPS Vettoriale Sì Stampa, insegne, gadget, ricamo Uso sul web
AI Vettoriale (file sorgente) Sì Modifiche future da parte di un grafico Invio a chi non ha un programma di grafica

Un dettaglio sul PDF: può contenere sia grafica vettoriale sia immagini a pixel. Un PDF ottenuto incollando un JPG in un documento resta un JPG con un’altra estensione. Conta come è stato creato il file, non come si chiama.

Vettoriale o raster: la differenza che conta

Ogni file del logo appartiene a una di due famiglie.

Raster. L’immagine è una griglia di pixel, cioè di quadratini colorati. PNG e JPG sono raster. Funzionano bene alla dimensione per cui sono stati esportati. Se li ingrandisci, come spiega la guida di Google sui formati immagine, possono comparire bordi frastagliati e sfocati: per questo spesso servono più versioni a risoluzioni diverse.

Vettoriale. L’immagine è descritta da punti, linee e curve. Il computer la ridisegna ogni volta alla dimensione che chiedi. Le grafiche vettoriali sono composte da punti e restano nitide, mentre quelle raster sono insiemi di pixel. Lo stesso file va bene sul biglietto da visita e sul telone del dehors.

Per un logo la scelta è chiara. Loghi, testi e icone sono proprio gli elementi per cui il vettoriale è considerato ideale, perché restano puliti a ogni risoluzione e livello di zoom. Il raster ha senso per le fotografie, ricche di sfumature e dettagli. Un logo invece è fatto di forme e colori pieni: il vettoriale lo descrive meglio e con un file più leggero.

Una regola semplice da ricordare: dal vettoriale puoi sempre ottenere un PNG o un JPG, dal PNG non puoi tornare indietro. Per questo il file vettoriale è il tuo originale, da conservare come un documento importante.

Vettoriale o raster: la differenza che conta — overview diagram

I formati per sito, social e documenti

Sullo schermo i pixel non sono un problema, purché il file sia abbastanza grande per lo spazio che occupa. Ecco come scegliere.

SVG, la prima scelta per il sito

L’SVG è un vettoriale pensato per il web. Il browser lo disegna nitido su qualsiasi schermo, dal telefono al monitor grande, e di solito pesa pochissimo. È perfetto per l’intestazione del sito e per il footer.

Un limite pratico: non tutte le piattaforme lo accettano. Molti social, alcuni gestionali e diversi strumenti di newsletter chiedono un PNG o un JPG. In quel caso passi al PNG.

PNG trasparente, il jolly di tutti i giorni

Il PNG conserva bene i bordi e i colori pieni e supporta la trasparenza. “Sfondo trasparente” vuol dire che attorno al logo non c’è un rettangolo bianco: il marchio si appoggia su qualsiasi colore o foto. Se metti il logo del tuo bar sopra la foto del bancone, il PNG trasparente mostra solo il marchio. Un JPG mostrerebbe un riquadro bianco attorno.

Attenzione: la trasparenza non è automatica. Va attivata quando si esporta il file. Se apri il tuo PNG e vedi uno sfondo bianco pieno, quel file non è trasparente.

Esporta il PNG già grande. Un file più largo del necessario si rimpicciolisce senza problemi, uno troppo piccolo si sgrana appena lo allarghi.

JPG, solo per gli usi veloci

Il JPG usa una compressione con perdita: per pesare poco elimina un po’ di informazione. Su una foto non si nota. Su un logo, con bordi netti e colori piatti, possono comparire aloni e macchioline attorno alle lettere. In più il JPG non gestisce la trasparenza.

Tienilo per gli invii rapidi in chat, per un’anteprima da mandare a un fornitore o quando il logo sta su un fondo pieno dello stesso colore dello sfondo del file.

Quadrato, orizzontale, icona

Oltre al formato conta la forma. La foto profilo dei social è quadrata o rotonda, l’intestazione del sito è orizzontale, l’icona del browser è minuscola. Un logo lungo e sottile diventa illeggibile in un cerchio. Per questo conviene avere più varianti dello stesso marchio: lo spieghiamo nella nostra guida al logo responsive.

I formati per la stampa: PDF, EPS, AI e SVG

Tipografie, insegnisti, ricamifici e chi stampa le tazze ti chiederanno quasi sempre “il file vettoriale”. I fornitori di prodotti personalizzati, per esempio, raccomandano un logo vettoriale in formato .ai, .eps, .cdr o .fh, e accettano un raster a 300 dpi o più solo su alcuni prodotti e se indicato.

Quale vettoriale mandare

  • PDF: il più facile da aprire per tutti. È la scelta sicura per biglietti da visita, menu, volantini.
  • EPS: lo standard storico della stampa. Utile per insegne, adesivi, gadget e ricamo.
  • AI: il file di lavoro del grafico. Serve a chi dovrà modificare il logo in futuro.
  • SVG: vettoriale anche lui, accettato da molti servizi di stampa online. Chiedi prima.

Se non sai quale mandare, invia il PDF vettoriale e chiedi al fornitore se gli va bene. Mandare due formati non costa nulla e ti evita un giro di email.

Testi in tracciati

Se il logo contiene scritte, chi lo apre su un altro computer potrebbe non avere lo stesso font installato. Il programma lo sostituisce con un altro carattere e il marchio cambia aspetto. Per evitarlo, nei file con testo è consigliato convertire i font in forme, cioè “in tracciati”. Il tuo file per la stampa dovrebbe essere già così.

Colori: schermo e carta non sono uguali

Sullo schermo i colori sono luce, in stampa sono inchiostro. Per questo un logo ben fatto ha i colori definiti in più sistemi: RGB o codici esadecimali per il web, CMYK per la stampa in quadricromia, e un riferimento Pantone quando il colore deve essere identico su insegna, tovagliette e divise. Se il rosso del tuo logo esce arancione sui volantini, spesso il problema è qui. Trovi più dettagli nella guida alla palette colori del brand.

RGB, CMYK e Pantone nei rispettivi utilizzi

La versione a un colore

Timbri, incisioni, ricami, stampe su vetro e scontrini lavorano spesso con un solo colore. Un logo con sfumature o tanti colori va semplificato. Meglio avere la versione monocromatica pronta prima che te la chieda il fornitore.

Come capire se il tuo logo è abbastanza buono

Molti titolari hanno il logo solo come immagine scaricata da WhatsApp o dalla pagina Facebook. Ecco un controllo da fare in cinque minuti.

  1. Guarda l’estensione. Se hai solo .jpg o .png, hai un raster. Se hai .svg, .eps, .ai o .pdf, potresti avere un vettoriale.
  2. Ingrandisci molto. Apri il file e porta lo zoom al 400% o oltre. Se i bordi delle lettere diventano scalini e macchie, è un raster. Se restano lisci, è vettoriale.
  3. Controlla le dimensioni in pixel. Un raster per la stampa deve avere circa 300 dpi alla misura reale. Per un logo largo 10 cm servono circa 1.181 pixel di larghezza (10 cm diviso 2,54, moltiplicato per 300). Per un’insegna da 2 metri ne servirebbero oltre 23.000: lì un raster non basta.
  4. Verifica la trasparenza. Appoggia il PNG su un documento con sfondo colorato. Se compare un riquadro bianco, lo sfondo non è trasparente.
  5. Diffida delle scorciatoie. Cambiare l’estensione di un raster o salvarlo di nuovo a 300 dpi non lo trasforma in vettoriale e non recupera i dettagli mancanti.

Se il test va male, le strade sono due. Puoi chiedere i file originali a chi ha disegnato il logo. Oppure puoi far ridisegnare il logo in vettoriale: un grafico lo ricalca a mano, linea per linea. Il ricalco automatico dei programmi funziona su forme semplici, ma su lettere e dettagli fini spesso lascia curve storte.

Il kit di file da chiedere al grafico

Quando ti consegnano un logo, non accontentarti di un’immagine. Chiedi una cartella ordinata, con nomi chiari. Un kit completo per una micro impresa contiene:

  • Vettoriale master in AI o SVG, per le modifiche future.
  • PDF ed EPS vettoriali con testi in tracciati, per tipografie e fornitori.
  • SVG per il sito.
  • PNG trasparente in alta risoluzione, a colori.
  • Versione per sfondo scuro, di solito bianca o in negativo.
  • Versione monocromatica, nera, per timbri, ricami e incisioni.
  • Variante quadrata o icona, per profilo social e icona del sito.
  • Codici colore in esadecimale, RGB, CMYK ed eventualmente Pantone.

Per non perdere tempo, usa nomi come “logo-orizzontale-colori.svg” o “logo-icona-bianco.png”. Chi riceve il file capisce subito cosa sta aprendo. Salva la cartella in un posto sicuro, su un cloud e su un disco, e condividila con chi lavora alla tua comunicazione.

Il logo è solo uno dei pezzi della tua immagine. Se vuoi capire cosa definire insieme a lui, leggi la guida agli elementi della brand identity.

Quale file mandare, caso per caso

Ecco le situazioni più comuni per bar, ristoranti, negozi e professionisti.

Dove va il logo File da mandare Nota pratica
Intestazione del sito SVG, oppure PNG trasparente Esporta il PNG almeno al doppio della misura visualizzata
Foto profilo social e scheda Google PNG o JPG quadrato Usa la variante icona, il logo lungo diventa illeggibile
Firma email PNG trasparente piccolo Alcuni programmi di posta non mostrano gli SVG
Biglietti da visita e menu PDF vettoriale Testi in tracciati, colori CMYK
Insegna e vetrofanie EPS o PDF vettoriale Chiedi all’insegnista il formato preferito
Tazze, magliette, gadget Vettoriale, versione a pochi colori Molti processi stampano un colore alla volta
Ricamo su divise Vettoriale monocromatico I dettagli troppo sottili si perdono nel filo
Timbro Vettoriale nero Niente sfumature

Se lavori in un bar, troverai esempi concreti di loghi provati su insegna, tazza e Instagram nelle nostre idee di logo per bar.

Il nostro punto di vista

Nel nostro lavoro con bar, ristoranti, negozi e professionisti vediamo spesso la stessa scena. Il titolare ha bisogno di stampare il menu o rifare l’insegna e scopre di avere il logo solo come immagine piccola. A quel punto perde giorni a cercare il grafico di anni fa, oppure stampa un file sgranato e paga due volte.

Per noi il formato del logo non è un dettaglio tecnico. È la differenza tra un marchio che puoi usare ovunque e uno che ti blocca ogni volta. Per questo un logo va pensato già dall’inizio per tutti i posti dove vivrà: lo schermo del telefono, la vetrina, la tazza, la divisa.

Il nostro approccio è ibrido. L’intelligenza artificiale fa il lavoro pesante e veloce, cioè proposte, varianti, esportazioni. Poi un professionista vero controlla quello che l’IA da sola non vede: se il logo si legge quando è minuscolo, se funziona a un solo colore, se le curve sono pulite per la stampa. Ti consigliamo di pretendere questo controllo da chiunque ti consegni un logo, noi compresi.

— Marco

Se il tuo logo esiste solo in JPG

Se il test di prima ti ha dato brutte notizie, possiamo aiutarti. Su HybridMinds la creazione del logo e dell’identità visiva ha una fee una tantum: i pacchetti Base, Designer ed Enterprise costano rispettivamente 49 €, 89 € e 169 €. Tutto passa da un’unica piattaforma, senza file sparsi tra email e chat, con prezzi chiari e nessun vincolo di durata. Se ti serve anche il sito, ci sono i piani in abbonamento Essential, Business e Pro a 29 €, 39 € e 49 € al mese. Hai un dubbio su cosa ti serve davvero? La consulenza è gratuita su richiesta.

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Domande frequenti

Il logo dovrebbe esistere prima di tutto in formato vettoriale, come SVG, EPS, AI o PDF vettoriale. Da quel file si esportano poi le versioni PNG e JPG per il web e i social. Se hai un solo formato, scegli il vettoriale: è l’unico da cui puoi ricavare tutti gli altri.

SVG sta per Scalable Vector Graphics, cioè grafica vettoriale scalabile. È un file vettoriale che i browser leggono direttamente, quindi il logo resta nitido su qualsiasi schermo e pesa poco. È la scelta migliore per il sito, mentre per i social spesso serve ancora un PNG.

Che tipo di file è un PNG?

Il PNG è un formato raster, cioè fatto di pixel, che comprime le immagini senza perdere qualità e può avere lo sfondo trasparente. Per un logo sullo schermo è il formato più pratico quando l’SVG non è accettato. Non è adatto a forti ingrandimenti, perché i pixel diventano visibili.

Che formato è 1080x1920?

Non è un formato di file ma una dimensione in pixel: 1080 di larghezza per 1920 di altezza, con proporzione 9:16. È il formato verticale tipico di storie e reel. Se ci metti il logo, esporta un PNG trasparente e lascialo lontano dai bordi, dove l’interfaccia dell’app copre parte dell’immagine.

Fonti

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